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Territorio
La Valle di Zoldo, solcata dal torrente Maè, fa da confine settentrionale al Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e unisce due fra le più spettacolari e amate montagne delle Dolomiti, la Civetta ed il Pelmo.
Intorno fanno da corona le cime della Moiazza, del S. Sebastiano, degli Spiz di Mezzodì, del Prampèr e del gruppo del Bosconero.
Passeggiate, escursioni, mountain bike, ascensioni alpinistiche e viaz portano nel suo cuore più selvaggio.
"E poi la gente perché è la gente che fa la storia
Quando si tratta di scegliere e di andare
Te la ritrovi tutta con gli occhi aperti
Che sanno benissimo cosa fare"
(F.De Gregori "La storia")
Come dalle tracce di un animale molto possiamo scoprire di lui, così molto possiamo conoscere di un paese dalle sue tradizioni, dai modi di dire, dalle case, dalle chiese, dalle strade, dai sentieri; le tracce che i suoi abitanti hanno nel tempo lasciato.
Fin dal XIII secolo, grazie alla forza motrice dell’acqua e alla presenza di minerale ferroso, la Val di Zoldo fu sede di attività metallurgiche e meccaniche. Forno, Fusine, Fornesighe devono ad esempio il loro nome alle attività artigianali per la lavorazione del ferro che lì si svolgevano.
Per molti anni l’economia della Valle si fondò sulla lavorazione del ferro ed in particolare sulla produzione di chiodi e manufatti che venivano esportati soprattutto a Venezia (da visitare il Museo del Ferro e del chiodo a Forno di Zoldo, la fusinela di Pralongo).
Parallela all’attività dei minatori e dei ciodarot era la produzione del carbone (da visitare il Museo di Zoppè di Cadore), ed ancora oggi nei boschi sono evidenti le tracce delle carbonaie, ampi e circolari spazi chiamati aiàl, ove veniva fatto il poiat.
Nel '600, dopo la furiosa peste che decimò la popolazione, l’impoverimento dei boschi per l’eccessivo sfruttamento, ma soprattutto l’esaurimento dei filoni metalliferi e la concorrenza esterna fecero sì che sul finire del XVII secolo l’attività metallurgica iniziasse il suo lento declino per esaurirsi alla fine dell'800.
Iniziò così una forte emigrazione, inizialmente per necessità tutt’oggi come scelta, prima in Veneto, come venditori ambulanti di pere e mele cotte, a Venezia come artigiani per la costruzione delle gondole e poi ovunque in Europa.
Da quello che fu un triste fenomeno l’instancabile operosità degli Zoldani ne trasse importanti soddisfazioni.
Nell’edilizia va ricordato Pasqualin, una delle sue opere il ponte dell’Accademia a Venezia, nell’arte dolciaria famoso è il nome dei Colussi, impegnati nell’industria dei biscotti, ed al giorno d’oggi ormai gli Zoldani sono riconosciuti come maestri incontrastati nella produzione del gelato artigianale.
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Via Ruis, 11
32012 Fornesighe Forno di Zoldo (BL) Italia
Tel: +39-340-1043882
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