Storia di Zoldo

 

La storia di Zoldo è fatta di tradizioni, di lingua, di architettura rurale, di chiese, di vecchie strade e sentieri; le tracce che i suoi abitanti hanno nel tempo lasciato. Ma anche di acqua e boschi.
Fin dal XIII secolo, grazie alla forza motrice dell’acqua e alla presenza di minerale ferroso, la Val di Zoldo fu infatti sede di attività metallurgiche e meccaniche. Forno, Fusine, Fornesighe devono ad esempio il loro nome alle attività artigianali per la lavorazione del ferro che lì si svolgevano.
Per molti anni l’economia della Valle si fondò sulla lavorazione del ferro ed in particolare sulla produzione di chiodi e manufatti che venivano esportati soprattutto a Venezia (da visitare il Museo del Ferro e del chiodo a Forno di Zoldo, la fusinela di Pralongo).
Parallela all’attività dei minatori e dei ciodarot era la produzione del carbone (da visitare il Museo di Zoppè di Cadore), ed ancora oggi nei boschi sono evidenti le tracce delle carbonaie, ampi e circolari spazi chiamati aiàl, ove veniva fatto il poiat.
Nel ‘600, dopo la furiosa peste che decimò la popolazione, l’impoverimento dei boschi per l’eccessivo sfruttamento, ma soprattutto l’esaurimento dei filoni metalliferi e la concorrenza esterna fecero sì che sul finire del XVII secolo l’attività metallurgica iniziasse il suo lento declino per esaurirsi alla fine dell’800.
Iniziò così una forte emigrazione, inizialmente per necessità tutt’oggi come scelta, prima a Venezia come artigiani per la costruzione delle gondole, in Veneto come venditori ambulanti di pere e mele cotte, e poi ovunque in Europa.
Da quello, l’emigrazione, che fu un triste fenomeno, l’instancabile operosità degli Zoldani ne trasse importanti soddisfazioni.
Nell’edilizia va ricordato Pasqualin, una delle sue opere il ponte dell’Accademia a Venezia, nell’arte dolciaria famoso è il nome dei Colussi, impegnati nell’industria dei biscotti, ed al giorno d’oggi ormai gli Zoldani sono riconosciuti come maestri incontrastati nella produzione del gelato artigianale.